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L’omicidio di Nocera Inferiore Lo sgomento del quartiere e
la rabbia delle persone che la conoscevano
«Riposa in pace per te non ci sarà mai abbastanza giustizia». |
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Questo quanto recita un anonimo biglietto su un mazzo di fiori sulla porta al civico 2 di via Astuti, dove ogni giorno, praticamente per ottant'anni, Gaetana Spinosa aveva aperto le imposte della sua tabaccheria e lì dove, domenica scorsa, due balordi le hanno tolto la vita, uccidendola con impressionante violenza e arrivando a cercare di incendiare il corpo per cancellare ogni traccia. Il sentimento comune della città è di grande cordoglio per un omicidio che il procuratore capo Gianfranco Izzo e il pm Elena Guarino hanno definito di inutile e di inaudita violenza. I nocerini chiedono a gran voce che venga fatta giustizia. «Non se ne può più di questa violenza - affermano alcune donne che portano i fiori davanti la porta della tabaccheria - Picchiare così un'anziana e darle fuoco: è uno scempio. È semplicemente incredibile. Rimangano in carcere a vita». Domani, alle 10, nella chiesa del Corpo di Cristo a Nocera si terranno i funerali di Gaetana Spinosa, e sicuramente molti parteciperanno al suo funerale. Ieri, al tribunale di Nocera, si è tenuta l'udienza di convalida dei due fermi per omicidio e rapina aggravata, vilipendio di cadavere e incendio doloso. Il gip Sergio De Luca li ha convalidato e ha spedito i due indagati in carcere. Checile, che in un primo momento si era avvalsa della facoltà di non rispondere, ieri invece ha confessato le sue malefatte. Al magistrato entrambi gli indagati hanno riferito di aver agito sotto l'effetto di droga e quindi di non ricordare tutte le fasi della rapina e dell'omicidio. La quarantacinquenne assassina ha fornito anche alcune indicazioni per far ritrovare altro denaro provento della rapina, consentendo ai carabinieri di trovare altri 1.500 euro circa in un cortile della loro casa che vanno ad aggiungersi ai 500 ritrovati a poca distanza (in una lavatrice) la sera del fermo dei due indagati. «La mia assistita ha detto di non riconoscersi nella persona che ha commesso quel brutale assassinio - ha affermato l'avvocato Valerio De Nicola, difensore di Chechile - Era sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e quindi non era perfettamente consapevole di quello che stava perpetuando». La donna si sarebbe detta pentita per quello che ha fatto. In una sorta di stato confusionale sembrava essere Giovanni Fierro che, accompagnato dal suo legale avvocato Antonio Fasolino, ha risposto alle domande del Gip così come aveva fatto la sera del fermo davanti al pm, ammettendo di essere stato l'ideatore della rapina ma di non avere ricordi precisi dei fatti perché sotto l'effetto di droga. Ed è proprio il crack (stupefacente derivato dalla cocaina, altamente pericoloso, in grado di aumentare gli istinti violenti e disinibire i principali centri di controllo del sistema nervoso centrale) il filo conduttore di questo omicidio. Fierro e Chechile avrebbero fumato crack prima e dopo la rapina-omicidio e lo stesso colpo alla tabaccheria sarebbe servito per fare soldi e comprare questo devastante stupefacente. Rimane l'interrogativo più atroce di tutti: perché tutta quella violenza contro la tabaccaia? L'assassina Chechile al giudice ha risposto perché l'anziana l'aveva riconosciuta, Fierro non ha saputo rispondere.
Le minacce
al sindaco Romano Il fatto Salvatore De Napoli Un proiettile in una busta indirizzata al sindaco Antonio Romano è stato bloccato all'ufficio postale lo scorso sabato. I dipendenti delle Poste di via Martinez Y Cabrera, nello smistare di mattina la normale corrispondenza, si sono accorti dello strano contenuto di una lettera indirizzata al primo cittadino di Nocera Inferiore. Di una busta bianca, infatti, gli addetti allo smistamento hanno notato oltre al peso eccessivo della lettera stessa, anche una sorta di protuberanza. Una serie di elementi che hanno allarmato gli attenti dipendenti delle Poste che, essendo quel plico era indirizzato al sindaco, hanno subito chiesto l'intervento dei carabinieri. Sul posto sono intervenuti i militari della compagnia di Nocera Inferiore, comandati dal tenente colonnello Massimo Cagnazzo, per rendersi conto del contenuto del plico postale fermato. Purtroppo, l'intuizione degli addetti allo smistamento della corrispondenza si è rilevata giusta: all'interno della lettera indirizzata al primo cittadino c'era un proiettile. Gli inquirenti hanno trovato inoltre un biglietto con una scritta che più o meno sosteneva che fosse giunta l'ultima ora del sindaco. Una chiara minaccia rivolta all'avvocato Antonio Romano. La busta sequestrata recava anche il nome di un mittente che, come spesso accade in questi casi, potrebbe essere falso e apposto per sviare l'attività investigativa. Avviate le indagini del caso. I carabinieri cercano di stabilire ora la portata reale della minaccia se si tratti cioè di un avvertimento serio o dell'azione di uno folle. Dagli inquirenti che stanno eseguendo una serie di accertamenti sulla lettera, non trapela nessun particolare. Al vaglio investigativo ci sono sia la lettera che l'esame del proiettile ritrovato. Sott'analisi degli inquirenti pure il biglietto che reca la minaccia al primo cittadino. Lo stesso sindaco Antonio Romano è apparso infastidito dalla diffusione della notizia del ritrovamento del plico minatorio a lui indirizzato e non ha voluto rilasciare alcun commento per la minaccia rivoltagli. In passato, Romano aveva ricevuto altre minacce, tra cui una sospetta latta di benzina sotto l'abitazione di un prossimo parente. Se non si sono ancora appurati il reale mittente e i motivi dell'invio della missiva con l'inquietante minaccia, l'episodio di sabato mattina rappresenta un fatto gravissimo per l'intera comunità nocerina. Inviare al primo cittadino una missiva con all'interno un proiettile è un intollerabile attacco alle istituzioni. Purtroppo, nell'Agro nocerino, già in passato e anche recentemente, altri primi cittadini o amministratori pubblici hanno subito minacce varie, da quelle telefoniche ad altri messaggi ben più pericolosi. Uno di questi, Roberto Marrazzo, per un decennio capo dell'amministrazione comunale di Sant'Egidio del Monte Albino, è stato per anni sotto scorta, per essersi apposto al malaffare di un clan camorristico. Altro episodio inquietante è accaduto lo scorso anno all'avvocato Francesco De Prisco, assessore comunale alle politiche sociali di Nocera Inferiore, al quale fu incendiata la vettura. Alcuni anni fa, una lettera contenente un proiettile di grosso calibro fu spedita al comandante la polizia locale nocerina, Giancarlo Correale (la cui famiglia nel 2004 fu anche pedinata): episodi rimasti fortunatamente senza un seguito drammatico ma anche senza l'accertamento di chi fosse l'autore della minaccia (si tratta di fatti non legati tra loro e con gli ultimi accadimenti |
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